
======Il maschietto e la signorina======


In ogni occasione in cui si parli di uomini, il sostantivo usato è sempre lo stesso: //maschietto//.

Voglio fare notare che grammaticalmente //maschietto// è un //diminutivo//, cioè serve a //diminuire//. Nel nostro caso a irridere, denigrare. 

Non ci sarebbe nessun male a parlare di //maschietti// se si parlasse parallelamente di //femminucce//, ma così non è. Mai!

Si deve parlare di signore, di donne, di ragazze, ma //femminucce// è offensivo.

Però parlare sempre, solo, assiduamente, ossessivamente, nevroticamente, usando come unico termine maschietto è consentito, anzi, meglio: //politically correct//, come si dice per giustificare le stronzate.

Insomma le donne possono chiamare gli uomini con un appellativo denigrante, e tutto va bene, ne hanno la facoltà per diritto di nascita.



Ma non finisce qui.

Ho assistito personalmente a furibonde liti sorte dal fatto che un uomo aveva chiamato una donna col termine //signorina//.

L'offesa era incommensurabile, incolmabile, spaventosa. Nella nostra società, chiamare una donna //signorina// è roba da sporco maschilista di altri tempi.

Ebbene, sono trasecolato subito dopo vedendo una signora anziana che chiamava //signorina// la stessa donna che prima aveva fatto la spaventosa piazzata. E questa donna, non solo non ha replicato la stessa spaventosa scenata, ma ha risposto con grande gentilezza e cortesia all'anziana signora.



E la storia continua ancora con le qualifiche professionali.

Una donna che faceva il medico si era offesa perché era stata chiamata //dottore, //ma poco dopo ho incontrato una donna infuriata perché chiamata //direttrice//, secondo lei svalutativo, al posto di //direttore//; tuttavia in seguito avevo visto un'altra donna imbestialita per lo stesso motivo ma al contrario: lei, al contrario, pretendeva di essere chiamata //direttrice// e non //direttore, //dicendo che dove esiste il femminile questo va usato.

Sono arrivato a sentire perfino oscenità come //signora direttore//, ma lì eravamo in un caso che rasenta la patologia.

E così via con presidente - presidentessa, giudice - giudichessa, avvocato - avvocatessa...





A furia di assistere ripetutamente agli stessi fatti  ho avuto modo per riflettere e per trarre un insegnamento: 

  -la donna può decidere, di volta in volta, come farsi chiamare
  -se un uomo sbaglia un termine, in perfetta buona fede, non avendo nessun obbligo né possibilità di sapere come la donna desideri farsi chiamare, è sempre e comunque offensivo
  -se una donna sbaglia, come era successo nel caso dell'anziana signora, non c'è alcun problema: la donna fa sempre quello che vuole



----
[[indice]]